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Grana Padano DOP
Parlare di un grande formaggio che ha riempito, con i volumi scritti su di lui, intere biblioteche non è facile. La sua storia è millenaria: nasce all’inizio del secondo millennio con i monaci padani dell’Abbazia di Chiaravalle, bonificatori di terre che hanno favorito il diffondersi dell’allevamento del bestiame e, di conseguenza, la presenza di formaggio. Deve la propria diffusione alla bontà ma anche alla capacità di conservarsi, il che ne favorì la produzione ed il commercio in tutta la pianura padana. La pratica della trasformazione del latte in “Grana” divenne in breve tempo uno dei pilastri dell’economia agricola, il prodotto di una cultura ed anima di un’economia, con una tradizione produttiva tramandata nei secoli e custodita oggi dal Consorzio per la Tutela del Grana Padano. Costituito nel 1954 vede assegnare al grana la Denominazione d’origine nell’anno successivo e nel 1996 la D.O.P. che lo annovera fra i prodotti pregiati. Prodotto con i tesori della natura, da noi quei pascoli a prato che caratterizzano la pianura vicentina, ha un iter di produzione costantemente controllato, con meticolose selezioni che gli conferiscono il marchio “Grana Padano”, apposto sulle forme, a fuoco, solo dopo che abbiano raggiunto nove mesi minimi di stagionatura. Un cibo prezioso perché completo, facilmente digeribile, raccomandato a tutti. Apporta un contributo nutritivo ed energetico che ne fa un tesoro dell’alimentazione: 30 grammi di grana corrispondono alla sostanza nutritiva di mezzo litro di latte (ce ne voglio 15 litri per uno di grana padano). In cucina ha applicazioni di tale importanza da essere considerato un pilastro della gastronomia e permette di declinare, in cucina, tutte le massime espressioni possibili.
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