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Olio dei Berici DOP
E’ una goccia nel mare, il contributo vicentino all’extravergine italiano. Ma dobbiamo tenere presente che siamo fra le zone più settentrionali della coltivazione dell’olivo, che pure vanta, soprattutto nel Garda, una tradizione secolare. E se è vero che a diffondere l’olivo anche alle soglie delle Alpi furono i Romani, determinante è stata, in Veneto, la sagace prudenza della Serenissima che si volle cautelare dalla “dipendenza” dell’olio dall’Oriente, piantando, in zone favorevoli, il maggior numero di olivi. Così le sponde dei grandi laghi prealpini, la pedemontana veneta, dai Lessini al Grappa, i colli Berici ed Euganei, che si alzano nella pianura, sono testimonianza del lavoro compiuto dai Romani e dalla Serenissima. Vero è che il grasso animale era la primaria fonte di condimento ma l’olio godeva di particolari attenzioni nel condimento delle verdure crude e nel fatto che nelle “vigìlie de puro ojo” fosse indispensabile per osservare il precetto. Nel vicentino l’olio, che ha raggiunto la DOP assieme all’Olio Veneto, è prodotto in tre zone ben distinte: colli Berici, pedemontana del Grappa e Gambellara, per una produzione globale attorno ai 900 quintali. Il disciplinare, molto attento, prevede l’uso di varietà Leccino e Rasara per almeno il 50% ed altre (fra le quali Pendolino, Riondella, Matosso) fino al 50%. Una fortuna accompagna gli olivi delle nostre terre: gli attacchi della mosca dell’olivo, terribile parassita nelle regioni meridionali, sono qui estremamente sporadici. Così i trattamenti antiparassitari necessari a contenere questi attacchi sono praticamente assenti. La zona dei Berici comprende anche, allargandosi a ponente, anche i comuni di Gambellara, le alture di Montecchio e di Monteviale, fino a Castelgomberto. Si assiste, in definitiva, ad un allontanamento dalla precedente marginalità di produzione per raggiungere un ruolo più significativo che in passato. Non è molto lontano il tempo nel quale l’olivo veniva impiantato solo nei poderi lasciati liberi dai seminativi e dalle vigne, affidando alla clemenza del clima la possibilità di raccolto: ora, anche grazie alla sperimentazione con un oliveto dimostrativo e la vigilanza dei tecnici del servizio fitosanitario provinciale (Istituto Strampelli di Lonigo), si sta dando corpo e applicazione ai principi dell’olivicoltura moderna. Con un grado di acidità molto basso, con il suo gusto delicato, quasi dolce, rotondo, con un piccolo retrogusto piccante è un tesoro che si sta sviluppando anche per merito di un avvenuto cambio di mentalità I convegni organizzati da enti ed associazioni, le sperimentazioni, ne sono la più viva testimonianza.
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