|
Fagiolo di Posina
La ghiottoneria non è soltanto fonte di piacere. Non sono peccati di gola le sfiziosità. Tutt’altro.
Mangiare bene (e bere meglio) sono delle corsie preferenziali per raggiungere il traguardo della serenità, della condivisa allegria, del saper vivere.
E la ricerca di prodotti di nicchia, non comuni, che hanno caratteristiche di bontà speciali aumenta il piacere della tavola.
Nel cuore orientale della provincia di Vicenza si trova la Valle dell’Astico, a ridosso dei monti che ci separano dal Trentino, con boschi, torrenti e piccoli agglomerati di case. Quest’ambiente naturale, nel quale predomina il verde, è fonte di ricchezza per la presenza d’acque minerali, note in campo nazionale, non certo per i fagioli prodotti.
Ma è una carenza alla quale bisogna mettere fine, perché i fagioli di Posina, di Laghi, d’Arsiero, nelle due qualità “ Scalda” e “Fasòla”, sono un piccolo tesoro agroalimentare.
Vengono coltivati sia in valle sia in quota, in quantità molto limitate.
Eppure c’era stato un tempo, fra le due guerre, che i fagioli di Posina erano noti in campo nazionale. Soletti, nel volume “ I fagioli della Val Posina nel piatto” cita di come un volumetto pubblicato nel 1936 parli del fagiolo di “Posena” come “fra i più quotati in commercio”.
Si legge, nei trattati, che i fagioli prediligono terreni freschi, ben drenati, con poca argilla, perché non risulti coriaceo. Si sa anche che l’umidità ambientale si rivela preziosa alleata per evitare troppa secchezza della terra o eccessive irrigazioni. E questo clima, in quota, tiene lontane le malattie del fagiolo.
Quali le caratteristiche dello “Scalda”? Premettendo che non si trova una causa definita per il nome (forse si riferisce al fatto che è molto nutriente e perciò “scalda”) é particolarmente dolce ed ha una consistenza gradevolmente farinosa. La buccia, leggera, tiene bene la cottura ed evitando che si disfino nel minestrone. Sono adatti anche all’insalata e, se passati al setaccio, hanno una consistenza cremosa.
L’altro legume è la Fasòla (varietà del più conosciuto fagiolo di Spagna o del Papa). Capace di raggiungere altezze impensabili (anche quattro metri) ha un seme di dimensione doppia ed un colore scarlatto, vinoso.
Ha screziature nere (ed è per questo che è anche chiamato fasòla del diavolo) e dà il meglio di sé in insalata, ha maggiore consistenza ed un sapore che ricorda, da lontano, quello della castagna.
Ma tutte e due i fagioli di Posina si possono gustare in quella che è, a ragione, considerata la madre di tutte le minestre, il minestron, piatto dalla grande dignità gastronomica, denso e vellutato, che abbisogna di un filo d’olio (anzi una “croce” d’olio) ed una macinata di pepe. Ed il formaggio? “ Mai” diceva il toscano Indro Montanelli. ”Sempre” ribatteva Massimo Alberini!
Questo è un piccolo “giacimento” gastronomico della nostra terra, la cui domanda è ancora di molto inferiore all’offerta: ma vale la pena cercare i fagioli nella mostra- mercato che si tiene l’ultima domenica di ottobre a Posina perché, come si diceva, mangiar bene è un lato della vita che va curato. Non siete d’accordo?
|